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La sfida della democrazia digitale per i partiti politici

1. Selezione democratica o dall’alto della classe dirigente?

Un partito o un movimento può avere dei meccanismi di selezione e decisione più o meno democratici e meritocratici. Oppure, possono essere adottati dei meccanismi di controllo e investitura diretta che derivano da un leader.

In un partito o un movimento leaderistico, le decisioni, la scelta dei candidati e la meritocrazia, derivano dal leader e dai suoi fidati dirigenti.

Non esiste un modello di partito o di movimento perfetto.

Con qualsiasi modello di partito o movimento politico, se il controllo e la conservazione del potere diventano gli obiettivi prevalenti, diventa facile che prevalga la mediocrità e la fedeltà al gruppo dirigente.

In un’entità politica governata solo da un leader, i dirigenti potrebbero essere scelti soprattutto per la fedeltà, la somiglianza o la pura convenienza personale del leader. Invece dovrebbero essere scelti anche per la competenza e il merito.

Se si cerca principalmente il controllo del partito e la fedeltà il partito può facilmente diventare una roccaforte della sua classe dirigente. Questo può succedere persino in un partito politico con una selezione democratica e competitiva della classe dirigente.

Nemmeno chi cerca di mettere in pratica dei meccanismi di democrazia diretta, può garantire a priori la contendibilità del potere interno o la meritocrazia. Ad esempio, si può restringere la partecipazione diretta solo agli amici fedeli dei capi, si possono imporre regole pretestuose, si possono manipolare le elezioni, ecc.

Non voglio discutere quale sia il modello migliore di partito. Ogni elettore può decide quanto peso dare e come valutare ogni scelta fatta dai politici.

Storicamente in Italia c’è sempre stata una classe politica che si è rinnovata poco e solo per eventi traumatici. La qualità media degli eletti nel Parlamento italiano, e perfino al Senato, sembra sia piuttosto bassa.

Questo indica che probabilmente nei partiti italiani la democrazia interna e la competizione meritocratica funzionano male. I partiti e i movimenti politici italiani spesso nascono e muoiono intorno a un leader.

2. Come migliorare partiti e movimenti utilizzando le tecnologie digitali.

Se ci sarà ancora la democrazia sarà digitale, se finirà la democrazia sarà per colpa della digitalizzazione. Tutti i partiti, anche quelli che oggi si fondano su un leader indiscutibile, avranno, prima o poi, bisogno di un modello informatico per la democrazia digitale.

Le piattaforme web e le App dei partiti e dei movimenti in futuro saranno la normalità. Le tecnologie digitali possono aiutare la trasparenza oppure impedirla facilmente e totalmente.

Creando una piattaforma di partito digitale si possono fare e migliorare molte cose. Tuttavia, non si può escludere che un piattaforma di partito digitale possa essere usata da alcuni per aumentare il controllo sul partito o per manipolare le discussioni, le decisioni e le votazioni.

L’Italia, con il Movimento 5 Stelle, ha anticipato tutti nella politica fatta con strumenti digitali. L’evoluzione tecnologica è solo all’inizio. Anche i partiti tradizionali stanno per andare verso i partiti digitali e verso forme di democrazia diretta. Questo offre grandi possibilità ma crea anche nuovi pericoli per la democrazia.

Sfruttando al meglio la trasformazione digitale si potrebbe migliorare la qualità della classe politica italiana e della politica.

a) Tutti i partiti hanno bisogno, prima o poi, di un meccanismo di selezione.

Nessun partito o movimento, se non vuole morire, può negare all’infinito la possibilità di un rinnovamento. Un partito, o un movimento politico, per riuscire a sopravvivere ed evolvere, deve, prima o poi, rinnovarsi.

Il rinnovamento è un problema anche nei partiti in cui il leader è indiscutibile e inamovibile. Scegliere dall’alto tutta la classe dirigente non risolve il problema della successione del leader. Se il nuovo leader è scelto da quello vecchio o peggio con un passaggio quasi monarchico, la fine del partito è molto probabile. Infatti, quello che funziona in una dittatura o in una monarchia non funziona in una democrazia. Spesso non funziona nemmeno nelle aziende.

In una democrazia, senza un sistema che garantisca almeno la selezione meritocratica del leader, la fine del leader coincide quasi sempre con la fine del partito.

Per questi e altri motivi un modello di democrazia digitale virtuosa sarebbe utile a tutti. Altrimenti le conseguenze per la democrazia e per l’Italia potrebbero essere molto negative.

b) Il declino degli strumenti e dei modelli tradizionali di selezione dal basso della classe dirigente dei partiti.

La democrazia rappresentativa fatta con primarie tradizionali costa troppo, ma soprattutto non riesce più a coinvolgere una percentuale significativa di potenziali elettori.

Ad esempio, la partecipazione alle primarie del PD, per l’elezione del segretario del partito e dei membri dell’assemblea nazionale del Partito Democratico, si è più che dimezzata in 12 anni:

  • 2007, c’erano 5 candidati e hanno votato 3,5 milioni di persone.
  • 2009, c’erano 3 candidati e hanno votato 3,1 milioni di persone.
  • 2013, c’erano 3 candidati e hanno votato 2,8 milioni di persone.
  • 2017, c’erano 3 candidati e hanno votato solo 1,8 milioni di persone.
  • 2019, c’erano 3 candidati e hanno votato 1,582 milioni di persone.

Basta andare nei seggi per capire che ormai solo gli anziani vengono fortemente coinvolti da questo tipo di votazioni interne al partito. Il problema forse non è solo lo strumento ma anche l’imposizione dall’alto dei candidati e la scarsa trasparenza.

c) L’inadeguatezza degli attuali strumenti digitali per la democrazia diretta o rappresentativa.

Purtroppo, ancora non esiste un’alternativa migliore alle moribonde primarie tradizionali. Attualmente, le prime forme di democrazia digitale e democrazia diretta, fatte con strumenti informatici tradizionali, stanno nascendo già obsolete. Costano ancora troppo per far votare milioni di persone, offrono poche garanzie e riescono a coinvolgere un numero irrisorio di persone.

I partiti e i movimenti politici, che utilizzano o utilizzeranno piattaforme di voto e discussione online, dovrebbero fornire maggiori garanzie di trasparenza e di riservatezza. Non solo per correttezza verso gli elettori ma soprattutto per l’enorme potere che danno le tecnologie digitali.

Come minimo, la piattaforma informatica di un organo politico dovrebbe fornire delle informazioni chiare sul suo funzionamento e sulle tecnologie adottate. La trasparenza è necessaria se si dichiara di avere dei meccanismi di democrazia interna, o addirittura di democrazia diretta. Le risposte fidatevi o state sereni non sono sufficienti.

In caso contrario, i rischi per la qualità della democrazia e persino per la sua sopravvivenza, non sono trascurabili.

d) Un modello di partito digitale di nuova concezione: il nostro progetto.

Credo sia evidente che sia necessario un modello di partito digitale di nuova concezione. Se lo si vuole fare, si possono massimizzare i benefici e minimizzare i rischi delle forme di partecipazione politica o di democrazia diretta, fatte con strumenti digitali.

La democrazia digitale e le piattaforme di partito digitali possono diventare sicure e benefiche per la vita democratica. Per questo, abbiamo iniziato il progetto di un nuovo tipo di piattaforma software per movimento politici o partiti digitale. Crediamo di aver trovato delle soluzioni ai problemi tecnologici, politici ed economici attuali.

Per riuscire a realizzare questi obbiettivi stiamo anche creando un nuovo movimento politico. Se vuoi unirti a noi, o solo contribuire a uno dei due progetti, scrivici, condividi o lascia un commento!


© Riproduzione riservata.

Grazie
Enrico Filippucci
Enrico Filippucci. Profilo Twitter in

7 commenti su “La sfida della democrazia digitale per i partiti politici”

  1. Buonasera,

    L’idea è molto interessante e chiaramente pratica. Si tratta di uso della tecnologia che ormai è alle porte da tempo. L’affluenza alle urne è calata a tal punto da mettere in discussione la democrazia moderna; ma questo ci è chiaro da un po’ ormai. Quello che non ci è chiaro è forse la moderazione con cui la tecnologia debba essere utilizzata. Ho timore che il semplice “click” possa certamente da un lato permettere ai votanti di esprimersi in gran numero, ma dall’altro creare attorno al valore politico una sorta di alone facebookiano, che abbassi ulteriormente il già decaduto livello della partecipazione popolare alla repubblica. Cosa faremo in futuro, voteremo un leader che non esiste in carne ed ossa?
    Io credo che la democrazia vada protetta a partire dalla protezione della cultura e della fiducia. Non trovo mai le risposte che cerco nella estremizzazione della tecnologia in una società povera di cultura.

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    • Buonasera Simone, se persino il PD con Bob sta andando verso il “click” è chiaro che si può solo sperare di minimizzare i rischi e massimizzare i benefici. Noi non vogliamo estremizzare l’uso del digitale ma solo migliorarlo per evitare che qualche volpone se ne approfitti.

      Per problemi ben definiti ci vogliono risposte precise e ben definite. Non si può sperare che chi controlla una piattaforma che gestisce la vita democratica di un partito, senza dare nessuna garanzia, si comporti bene solo perché la gente ha cultura o ha fiducia.

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  2. Ciao mi piace quello che hai scritto e lo condivido. Ho provato inviarti un modulo per la mia disponibilità ma non riesco ad inviarlo ti ringrazio ti saluto e ti faccio un in bocca al lupo
    Paolo

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  3. Sono l’Avv Marco Salvadori di Genova, progetti interessanti ma occorre approfondire le tematiche politiche e sociali e non cadere nel populismo.

    Nel frattanto, se occorre mi rendo disponibile, con riserva di valutare meglio l’idea.

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    • Buongiorno Marco,

      Abbiamo bisogno di almeno un avvocato e tu saresti il primo, dobbiamo costruire tutto.

      Le tematiche le dobbiamo approfondire insieme, siamo all’inizio. Il primo incontro sarà a Milano ma c’è sempre Skype. Non vogliamo fare demagogia e populismo.

      Questo ci limiterà ma abbiamo un progetto molto importante, la piattaforma. Da solo può già giustificare il sostegno alla nostra iniziativa.

      Se entri nella squadra sarebbe molto utile, dimmi cosa ti serve per eliminare gli ultimi dubbi. Ti mando la mia email in privato.

      Come minimo iscriviti alla newsletter per rimarne aggiornato

      Rispondi
    • Ciao Fabio,
      grazie per il commento positivo! C’è solo l’imbarazzo della scelta per contribuire. La cosa più semplice è condividere i contenuti del sito copiando i link e condividendoli con amici e conoscenti. Puoi iscriverti alla newsletter del sito.

      C’è da costruire tutto. Per prima cosa bisogna far conoscere i due progetti e avere dei riscontri. Ma poi serve subito una consulenza legale, di comunicazione, un grafico, decidere come fare la raccolta fondi, ecc. Questo solo per iniziare 🙂

      Se ti va di provare a costruire con me questo progetto mandami un invito alla connessione su Linkedin.

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